Franca Donaggio

sito ufficiale della senatrice del Partito Democratico

All’indomani della sconfitta del 2001, dopo 5 anni di tormentati Governi di centro-sinistra, nei quali abbiamo assistito al Governo Prodi mandato a casa da Bertinotti, a ben 2 Governi D’Alema sistematicamente sull’orlo della crisi ed infine al Governo Amato, al Congresso dei DS di Pesaro, Piero Fassino disse: o si cambia o si muore. Fu un Congresso teso e difficile e la maggioranza dei DS che ebbe fiducia in Fassino riprese faticosamente La strada della risalita. Vincemmo tutte le competizioni elettorali: amministrative, europee, regionali e sembrava una passeggiata vincere anche le politiche. Ma non fu così. Il Governo Prodi nacque con 14 partiti e 2 seggi di differenza al Senato. Questa fu l’origine ed il limite di quella esperienza. Per sostenerlo fu deciso di accelerare la costituzione del Partito Democratico, ma la crisi di Governo e
l’involuzione progettuale ne hanno, sin dall’inizio pregiudicato lo slancio e l’entusiasmo dei primi tempi.
A nulla è valsa la generosità di quanti hanno lavorato disinteressatamente perché finalmente anche nel nostro Paese nascesse un grande partito riformista, il sogno di tante generazioni prima della nostra.
Ricacciati all’opposizione, con una sequenza di sconfitte frutto sia della capacità dell’avversario di sfruttare al meglio la durata del consenso elettorale, ma anche di una speculare incapacità di reazione da parte dell’insieme del Partito Democratico, è maturata senza esplicitarla in molti esponenti di rilievo provenienti soprattutto dai DS ma che dalla Margherita, una sotterranea convinzione che bisognava organizzare una ritirata strategica e ritornare alle posizioni originarie per poter ripartire.
Rifare, cioè, il centro-sinistra con il trattino e riprovare dalle vecchie identità affidando ad ognuna di esse il compito di dialogare con le culture più vicine e simili.
In poche parole: un maldestro tentativo di cercare di far “tornare il dentifricio dentro il tubetto”.
Tutto ciò e stato il frutto di una paura e di una sfiducia che hanno paralizzato qualsiasi capacità di reazione all’altezza della sfida che avevamo di fronte.
Le dimissioni di Veltroni avevano posto una seria ipoteca alla possibilità del Partito di proseguire la propria storia. La scelta, largamente condivisa, di affidare a Franceschini la responsabilità di rilanciarne l’iniziativa politica è maturata per continuare a mantenere vivo il sogno di arrivare a realizzare anche in Italia quel riformismo che, sia le divisioni della sinistra storica che il collateralismo clericale del cattolicesimo democratico, hanno sempre impedito.


Due anni, però non sono passati invano.
Da quel ottobre del 2007 molti altri hanno invece provato a reagire al fatalismo della sconfitta. Ci si è interrogati e si è riconfermata la scelta di andare avanti superando le difficoltà di comprensione, modificando alcune impostazioni organizzative, approfondendo le ragioni del ritardo che si è accumulato nell’avvio definitivo del nuovo soggetto politico.
E’ questa la posta in gioco del Congresso che stiamo affrontando: dare una nuova opportunità al progetto del Partito Democratico o predisporci a gestire, per i prossimi anni, l’ennesimo rinvio per cercare di arrivarci in futuro più preparati
Io ho scelto la prima ipotesi.
All’ultimo Congresso dei DS ho condiviso con lealtà e convinzione la scelta che ci è stata proposta da Piero Fassino e sono orgogliosa di ritrovarmi ancora una volta al suo fianco per raggiungere l’obiettivo per il quale abbiamo lavorato non solo per la nostra generazione, ma per quelle che verranno.
Fuori dal progetto del PD non c’è futuro per una sinistra democratica e progressista che sia fondata sui valori del pluralismo e dove le diversità siano considerate un valore e non ostacolo.
Non c’è futuro per chi viene dalla sinistra storica perché il comunismo è fallito e le socialdemocrazie e tutti i movimenti progressisti stanno ridefinendo sé stessi ed i propri valori di riferimento.
Non c’è futuro neanche per i cattolici progressisti perché la fine della Chiesa conciliare e la crisi dell’impostazione sociale del Cardinal Martini li destinerebbe ad essere assorbiti ed irrilevanti nel movimento cattolico conservatore, allineato oggi con la destra che ha vinto nel Paese non solo numericamente, ma culturalmente.
Oggi siamo in mezzo al guado. Tornare indietro significherebbe solo chiudere, chissà per quanto tempo, il cantiere della trasformazione democratica del sistema politico italiano.
Dario Franceschini è il più laico dei cattolici democratici ed ha dimostrato umiltà e determinazione nel cercare di risalire la china di una involuzione del Partito sia programmatica che organizzativa.
Tutti lo hanno riconosciuto a partire da chi si candida a sostituirlo a pochi mesi dall’avergli affidato l’incarico di segretario. E allora viene spontaneo chiedersi: ma che senso ha? Perché riconoscere i meriti e mettersi in antagonismo? Quale futuro ha un Partito che cambia segretario con una esasperata frequenza? Le ambizioni personali sono legittime, ma si prenda esempio da chi ha saputo fare un passo indietro quando ciò e servito al bene comune, perché l’ambizione, legittima dei singoli, non può compromettere il destino di tutti.
Io non appartengo alla storia del PCI-PDS. Sono arrivata ai DS con i socialisti dei Riformatori per l’Europa di Benvenuto ed Epifani, portando assieme a molti altri il contributo di una cultura politica che non aveva più un partito, ma voleva salvare i valori che l’avevano ispirata.
Adesso bisogna saper fare ancora un passo avanti, e Dario Franceschini può essere la scelta giusta.
Chi proviene dalle grandi culture politiche che hanno costruito la recente storia dell’Italia deve riuscire, assieme a coloro i quali non le hanno conosciute o non si sono riconosciuti in esse, a proseguire la strada che abbiamo tracciato.
Non abbiamo più nessuna sinistra da ricomporre e nessun centrismo da rielaborare: dobbiamo solo dare al PD una nuova occasione per essere la speranza del futuro.

Sen. Cecilia Franca Donaggio

Tag: 2009, Congresso, Congresso 2009, Dario, Dario Franceschini, Donaggio, Franca, Franca Donaggio, Franceschini

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